venerdì, 30 maggio 2008 - 20:30
Il comprensibile appannamento che, negli anni Novanta, caratterizzò Tiziano Sclavi portò alla necessità di reperire talenti della macchina per scrivere che ne agevolassero l’attività. Fu così che, poco alla volta, Sergio Bonelli e il suo staff di collaboratori – Mauro Marcheselli, in primis – trovarono elementi di valore – si pensi a Claudio Chiaverotti, Pasquale Ruju e Luigi Mignacco – che diedero ulteriore impulso alle avventure, sempre in bilico fra le realtà e la fantasia più fervida, dell’Indagatore inglese di Craven Road. Figura tra le più geniali e tra le più produttive, abile a inventare storie appassionanti e mai banali, Paola Barbato s’è sempre evidenziata per il modo in cui s’è accostata all’universo “dylandoghiano”, per il quale la giovane autrice, oggi residente a Verona, ha scritto pagine di significato straordinario (“Il seme della follia”, “Requiem per un mostro”, “Necropolis” oltre che i due albi celebrativi del ventennale dell’eroe sclaviano).Tratteggiare un’autrice qual è Barbato significa prodursi in un’attenta disamina di una figura complessa e articolata, da anni attiva anche nel circuito editoriale extra–fumettistico. Già autrice di un buon thriller, un paio d’anni or sono (“Bilico”, edito da Rizzoli, segnò il suo esordio nell’ambito letterario), Barbato oggi offre al lettore un romanzo di grande caratura, “Mani nude”, che racconta, in modo lucido – verrebbe da scrivere “scientifico” –, l’educazione alla violenza del giovane Davide Bergamaschi, rapito da sconosciuti e, in seguito, indotto a partecipare ai combattimenti clandestini. Un linguaggio elegante eppure mai troppo ricercato, frutto di un progressivo, costante perfezionamento stilistico, permette all’autrice di condurre con sé il lettore dentro un mondo allucinato, in cui la ferocia e l’aberrazione morale sono gli elementi che fanno da filo conduttore dell’intera vicenda. Laddove “Bilico” aveva fatto arricciare il naso a qualche appassionato –svelare l’identità dell’assassino a metà del libro non si rivelò scelta tra le più felici...–, “Mani nude” convince appieno per il modo in cui Barbato infila la propria penna negli interstizi più reconditi dell’animo umano, raccontando un “universo parallelo” al nostro, popolato di drammaticità, tensione e sopraffazione. Si tratta dell’ennesima prova convincente di un’autrice di pregio, dalla quale molto si attende circa la fiction televisiva – realizzata per Sky – di cui Barbato s’è fatta carico di scrivere il soggetto.


Fabio Canesi per “La Cronaca di Cremona”
Paola Barbato - Mani nude
in: positive, pubbliche
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